Sono nata e cresciuta vicino a un confine, dove il Vecchio Reno è prossimo a sciogliersi nel Bodensee (lago di Costanza), in Svizzera.
Dal 1995 vivo, abito e lavoro in Italia, prevalentemente in italiano.
Coltivo la passione per la lavorazione della lana e del feltro artistico da venticinque anni. Un colpo di fulmine che si è tradotto in una relazione durevole: prima autodidatta, nel 2013 mi sono certificata feltraia alla Filzschule Oberrot in Germania con Inge Bauer, Beatriz Schaaf-Giesser e Lyda Rump.
Il feltro, oltre a costituire un legame con le mie origini e la lingua madre, mi ha spinto a praticarlo a livello professionale.
Mi sono specializzata in sculture di feltro e luce, oggetti luminosi, ho realizzato installazioni insieme ad altre artiste per il teatro e in ambito di Land Art e con le mie opere ho partecipato ad esposizioni nazionali e internazionali.
Tengo percorsi e laboratori di avvicinamento al feltro.
Innanzitutto, il feltro non è una materia, ma il risultato di un processo: soffici fibre di lana si trasformano in un composto denso. Una lavorazione che richiede un po’ di acqua, sapone, ma soprattutto le mani e il tempo.
Materia prima è la lana di pecora, non filata. La lana ha delle caratteristiche innate: le fibre sono naturalmente predisposte per agganciarsi tra di loro e per creare dei composti densi, idrorepellenti, termoregolatori e isolanti. Come l’argilla, la lana ha delle capacità scultoree.
Lavorare il feltro significa avviare un processo che richiede tempo e pazienza; un’idea e poi progetto prende forma solo lentamente e dopo lunga lavorazione. Per arrivare alla forma definita si passa dalla fibra libera, volatile, inconsistente da sola, a una definizione, una forma stabile, durevole e irreversibile.
Nel feltro possono nascere opere di dimensioni più disparate: dalle piccolissime sculture dal peso di piuma, ai lavori materici imponenti con decine di chili di materiale. Alcun limite si preconfigura nel materiale e nel processo in sé.
Addentrarmi nel feltro è stato fondamentale per ritrovare il legame con le mie origini; ora è come la lingua madre per chi vive in un’altra lingua: non la parlo ogni giorno, ma mi ci ritrovo sempre.
Da anni la mia ricerca artistica mi porta ad indagare la relazione tra feltro e luce, tra densità e trasparenza, tra esterno: corazza e corteccia e interno: cute e cuore, i legami tra fibre di origini diverse, che finiscono per abbracciarsi, creando insieme forme, sfumature e superfici uniche ed emozionanti.
Per realizzare le sculture luminose, dalla serie degli alberi-luce alle fiorescenze da tavolo a sculture tessili che giocano con la luce e l’ombra naturale, mi lascio ispirare dall’ambiente rigoglioso e un po’ selvaggio che mi circonda, specialmente dai funghi, licheni, dalle felci, da cortecce, foglie, alberi nascenti e in decomposizione. Cerco il dialogo con forme e colori, tra l’interno e l’esterno, evidenziando la tensione tra fragilità e resistenza.
Prima che nasce un opera nuova dedico molto tempo all’osservazione, al gioco con forme, punti di vista, scoperte del minuscolo, alla (macro)fotografia, alla ricerca del ‘sottotessuto’ – cioè del testo che nutre il senso di ciò che sto facendo, poi ai campioni, alle prove, ai tentativi. Difficile accontentarsi.
Poi. Il legame tra idea e lavorazione, tra tema e la sua realizzazione fisica, attraverso mani e movimento, mi affascina ancora e ancora. Cominciare un opera è come stare seduta davanti a un foglio intonso, tutto potenziale. E poi iniziare, posare fibre, ciuffo dopo ciuffo: sentirsi al centro di un tempo come una bolla soffice ed effimera. Poi bagnare e disperare, perché tutto diventa informe, pesante, troppo fragile. Voglia di buttare via tutto. Prendersi il tempo, fidarsi delle mani, dialogare con il materiale, non premere, non correre, stare lì, con la lane umide sotto le mani, piano piano capire che le fibre anche questa volta fanno la magia e si abbracciano. Superare il senso di inadeguatezza. A ogni modo la via per arrivare alla forma desiderata è sempre un po’ più lunga del previsto.
XS-Project Artemorbida 2022 – con la cura di Barbara Pavan
Biennale Fiber Art a Spoleto 2021/2022 – con la cura di Giuseppina Caldarola
“Verdichtung” a Gladbeck 2019 – con Beatriz Schaaf-Giesser u.a.
Quattro alberi luce a Galleria Sinopia Roma 2019 – con la cura di Lidia Predominato
“Speratura” a Villaggio Leumann | Collegno | To 2018 (personale)
“Innen-Aussen” Galleria Highfive Art | Baarle-Nassau | NL – con Beatriz Schaaf Giesser u.v.a.
“Innen-aussen” Cabildo di Montevideo | Uruguay 2017-2018 – con Beatriz Schaaf-Giesser u.v.a.
“Luceleggera” Treviso 2016 – con Lisbeth Wahl e la cura di Patrizia Polese
“Luceleggera – Lightlight -Lichtleicht” Ponti sul Mincio| Vr 2016 – con Patrizia Polese e Lisbeth Wahl
Miniartextil 2015 – selezione opera mini 20×20 “ELPIS”
“Natività” | mostra dei presepi | Soave 2015 – con Marta Pagan Griso
“LanaLegnoLuce” a Velo Veronese 2015 – con Marta Pagan Griso e Flavio Péttene
“Cute Corteccia Corazza” Soave 2014 (personale)